Avis Loano celebra 55 anni di attività:

una storia di generosità, vita e amore per il prossimo

Il messaggio della presidente Sara Tessarin: «Donare il sangue è un atto d’amore incondizionato»

Ci sono anniversari che vanno ben oltre una ricorrenza sul calendario. Sono occasioni per guardarsi indietro, ricordare le persone che hanno costruito una storia e ritrovare, nei gesti di ieri e di oggi, il significato più autentico dello stare insieme. È questo il valore dei 55 anni dell’Avis di Loano, che domenica 4 ottobre ha celebrato un percorso fatto di solidarietà, impegno e vite che, grazie alla generosità di tanti donatori, hanno potuto continuare il proprio cammino.

Una giornata di festa e di memoria, aperta a tutta la cittadinanza e realizzata con il patrocinio dell’amministrazione comunale. Ma, soprattutto, un’occasione per dire grazie a chi, spesso lontano dai riflettori, ha scelto di dedicare una parte di sé agli altri, trasformando un gesto semplice in una possibilità concreta di speranza.

Una storia nata dal cuore di sette persone

Tutto ebbe inizio l’11 febbraio 1971, quando sette soci, guidati dal primo presidente Mario Quinland, diedero vita alla sezione loanese dell’Avis. La prima sede era in piazzale Mazzini. Da quel piccolo gruppo, animato dalla volontà di aiutare il prossimo, è cresciuta nel tempo una realtà capace di accompagnare la città attraverso generazioni diverse, mantenendo intatto il valore della solidarietà.

Oggi l’Avis di Loano ha sede nella struttura dell’ex ospedale Ramella, in via Stella, ed è guidata dalla presidente Sara Tessarin.
Sono cambiate le persone, i luoghi e le sfide da affrontare, ma il cuore dell’associazione continua a battere per lo stesso obiettivo: esserci per chi ha bisogno.

Perché dietro ogni donazione non c’è soltanto una sacca di sangue. C’è una persona che sceglie di fare la differenza, un gesto silenzioso che può diventare una nuova possibilità di vita.

Una giornata per ricordare, ringraziare e guardare avanti

I festeggiamenti sono iniziati alle 9 con il ritrovo dei partecipanti in piazza Italia. Da lì ha preso il via il corteo cittadino, accompagnato dalla banda dell’Associazione Musicale Santa Maria Immacolata e dalla presenza delle delegazioni avisine arrivate da diverse zone d’Italia.

Il momento più simbolico è stato l’omaggio floreale al monumento dedicato al dottor Vittorio Formentano, fondatore nazionale dell’Avis, situato nei Giardini Donatori di Sangue. Un gesto carico di significato, per rendere omaggio a chi ha dato origine a un movimento fondato sulla solidarietà e per ricordare tutte le persone che, nel corso degli anni, hanno scelto di tendere la mano agli altri.

Dopo la celebrazione religiosa nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, la giornata è proseguita nella sala consiliare del Comune di Loano, dove si sono svolti i saluti istituzionali e la consegna delle onorificenze ai donatori.

Sara Tessarin: «Dietro questo traguardo ci sono migliaia di gesti silenziosi»

Nel suo intervento, la presidente Sara Tessarin ha restituito il senso più profondo dell’anniversario, ricordando che la vera ricchezza dell’Avis non si misura soltanto negli anni trascorsi, ma nelle persone incontrate e nelle vite che la solidarietà ha contribuito a sostenere.

«Questa giornata non è un semplice compleanno, ma il racconto di 55 anni fatti di persone, altruismo e partecipazione. Dietro questo traguardo ci sono migliaia di gesti silenziosi e scelte altruiste che hanno permesso di salvare vite e donare speranza. In oltre cinquant’anni l’Avis di Loano è evoluta insieme alla città: sono cambiate le persone e i contesti, ma lo spirito di generosità e la spinta ad aiutare gli altri sono rimasti immutati».

Parole che raccontano l’anima di un’associazione in cui ogni donatore è parte di una storia collettiva. Una storia fatta anche di impegno quotidiano, relazioni, amicizie e persone che hanno saputo mantenere vivo un ideale nel corso del tempo.

La presidente ha voluto rivolgere un pensiero riconoscente al suo predecessore, Fabio Mauri, che ha guidato l’associazione per circa vent’anni, accompagnandone la crescita con dedizione e costanza.

Un ricordo personale, che si intreccia con quello dell’intera comunità, è stato dedicato anche al proprio percorso nell’Avis. Tutto è iniziato a Vigevano, quando, appena raggiunta la maggiore età, Sara si è avvicinata alla donazione e ha contribuito alla creazione di un gruppo giovanile. Poi, 17 anni fa, il trasferimento in Liguria per motivi affettivi e l’incontro con Loano, una città che l’ha accolta con calore e nella quale ha trovato un ambiente capace di farla sentire a casa.

Un cammino personale diventato, nel tempo, una responsabilità condivisa e un impegno ancora più grande verso gli altri.

Donare il sangue: un gesto d’amore che non chiede nulla in cambio

Tra i passaggi più intensi del suo discorso, Sara Tessarin ha ricordato il significato più autentico della donazione: la capacità di offrire qualcosa di prezioso senza aspettarsi nulla in cambio, nemmeno di conoscere la persona che ne beneficerà.

«Donare il sangue è un atto d’amore incondizionato che non richiede nulla in cambio. Non si conosce l’identità di chi riceverà quel dono, eppure si sceglie comunque di allungare la mano. Chi riceve oggi una benemerenza la esibisca con orgoglio nella propria casa, perché testimonia un’azione di straordinario valore».

È proprio in questa scelta, libera e disinteressata, che si riconosce la forza della solidarietà. Donare significa pensare a qualcuno che forse non incontreremo mai, ma al quale possiamo offrire un’opportunità concreta. Significa ricordare che, anche quando non conosciamo la storia di chi abbiamo davanti, possiamo comunque fare qualcosa per aiutarlo.

E ogni benemerenza consegnata durante la celebrazione racconta proprio questo: non soltanto il numero delle donazioni effettuate, ma la costanza di una scelta, la sensibilità di una persona e il valore di un impegno che merita di essere riconosciuto.

La presidente ha quindi rivolto un sentito ringraziamento a volontari, dirigenti, consiglieri e sostenitori, di ieri e di oggi, che hanno contribuito alla crescita dell’associazione. Un pensiero speciale è stato dedicato anche alla sua famiglia: al marito Simone, ai figli Sofia e Samuele e alla suocera Clara, presenze importanti nel suo percorso umano e associativo.

Il futuro dell’Avis passa dalle nuove generazioni

Cinquantacinque anni rappresentano una storia importante, ma non sono un punto d’arrivo. Sono, piuttosto, una base solida da cui ripartire, con la consapevolezza di quanto è stato costruito e la responsabilità di consegnare questo patrimonio umano a chi verrà dopo. È con questo spirito che Sara Tessarin ha concluso il suo intervento, rivolgendo lo sguardo al futuro e alle nuove generazioni.

«I 55 anni di attività non rappresentano un traguardo finale, ma un punto da cui ripartire. Una comunità mostra la propria forza quando sa prendersi cura del prossimo. L’auspicio è che questo testimone venga raccolto dalle nuove generazioni, così come stanno già facendo i giovani Giacomo, Fiorenzo e Simone».

Un messaggio che racchiude il senso più profondo di questa celebrazione: la solidarietà non appartiene soltanto al passato, ma deve continuare a vivere nelle scelte di chi oggi è giovane e di chi lo sarà domani.

Perché un’associazione cresce davvero quando riesce a trasmettere i propri valori, trasformando l’esperienza di chi l’ha fondata in una possibilità per chi desidera raccoglierne l’eredità.